Il modulo proposto al termine della procedura di iscrizione ed il modulo privacy, scaricabile dal sito, andranno consegnati presso la segreteria della Scuola Paritaria San Francesco, viale Amendola 49, nei seguenti giorni:
Venerdì 06/09, dalle 18.00 alle 19.00
Sabato 07/09 dalle 10.00 alle 12.00
Per info mail: asilosanfrancesco.csg@gmail.com
Programma della giornata
Ritrovo in Oratorio
Accoglienza: dalle 8.00 alle 9.00
Termine (mezza giornata senza mensa) alle 12.00
Spostamento presso Scuola materna
Pranzo: alle 12.45
Ritiro dei bambini: alle 17.00
La merenda verrà fornita solo nel pomeriggio, per la mattina è necessario portarla.
“Celebrare la nascita del patrono per una città come Castelsangiovanni è un’occasione che credo vada vissuta come una grazia e vada colta nella sua grande ricchezza. Una delle questioni fondamentali quando nasce il figlio di Zaccaria ed Elisabetta è quale nome assegnargli. La grande questione della identità della persona, il suo vero nome, la sua vera missione, il suo compito, il senso della sua storia.
Io come sapete non sono nato qui ma mi sento profondamente innestato nella storia di questa città, che è una storia ricca, vivace. Questa è una città che è stata sempre aperta alle sfide della storia, da tanti punti di vista è stata una città che nei secoli ha vissuto continue trasformazioni.
Sono convinto che oggi anche la nostra città stia cercando nuovamente e, in un certo senso,drammaticamente, di rispondere a quella grande domanda che sta sotto alla questione del nome a cui prima accennavo. E la domanda che emerge, anche se spesso vogliamo evitarla è “noi chi siamo?”. Certo: chi sono io personalmente, ma anche come comunità, come popolo, come comunità cristiana, come comunità civile: “chi siamo?”.
Come sapete molto bene nella crescita di una persona questa questione non è mai chiusa: ma ci sono dei passaggi nella storia di un bambino, di un ragazzo, di un giovane e di un adulto che lo conducono a scoprire il proprio vero nome che, come è accaduto al Battista, non sempre è quello che gli altri gli vogliono assegnare.
Così anche questa nostra città deve rispondere sulla questione della sua identità.
E questo avviene in un momento di grandi cambiamenti, quel cambiamento di epoca che gli ultimi papi da san Giovanni Paolo II, a Papa Benedetto e poi papa Francesco hanno continuamente evocato. In questo cambiamento d’epoca noi tutti, penso alla comunità cristiana, alla parrocchia, penso a chi in questi mesi si è speso nella attività politica, penso alle numerose associazioni e alle persone che sono impegnate nei servizi alla persona soprattutto colpita dalla fragilità, nella scuola, nella educazione, nella sanità, nel mondo del lavoro e della imprenditoria, penso che siamo tutti coinvolti, e tutti siamo tentati di farci prendere dall’ansia e dalla frenesia di escogitare qualcosa da fare.
La tentazione è quella del fare che spesso prevale, perché è più semplice, su quella dell’essere.
Vediamo che forse un mondo sta morendo, che un modello di vita si sta spegnendo, che un certo modello di vita ha lasciato e lascia anche molte macerie e dolori, e di fronte a questa svolta credo che si corrano due grandi pericoli il primo è vivere nel rimpianto nostalgico del passato con una rabbia e sfiducia nelle nuove generazioni accusando tutto e tutti, oppure lascarsi portare inebetiti da qualsiasi vento e corrente senza essere capaci di intelligenza, senza avere criteri di discernimento, senza saper distinguere il bene dal male.
Lo so bene che non è facile, che trovarsi davanti al fatto che quello che sembrava funzionasse in passato oggi non funziona più destabilizza. Perché una delle cose che accade è questa: un cambiamento di concezione dell’uomo, della vita e della morte, dell’amore e del soffrire.
Ma io continuo a credere, anche se quando lo dico molti storcono la bocca, che questo nostro tempo sia un tempo di grazia.
Io credo che a volte in modo profondo e serio, a volte in modo scomposto, a volte in modo fastidioso e sguaiato, l’umanità stia levando un grido: dimmi e soprattutto mostrami che la vita ha un senso, dimmi e fammi vedere che tutto non è inutile, dimmi e mostrami che la morte è vinta, dimmi e indicami che esiste uno sposo che ha amato questa umanità per strapparla dal nulla e dalla morte. Dimmi che c’è un salvatore. E questo grido o scopriamo di averlo nel cuore anche noi, oppure saremo tagliati fuori da questa occasione straordinaria che la storia ci sta mettendo davanti.
Sapremo rispondere a quella domanda: io chi sono? solo se ci lasciamo provocare da quello che viviamo e se ci poniamo con franchezza di fronte al bisogno di salvezza che non cambia cambiando l’epoca.
Il nostro patrono è stata una persona anche molto fastidiosa, non era amato da tutti perché è uno che si è posto in modo radicale davanti alla domanda dell’uomo che è domanda di salvezza: era asciutto, per stare sul punto, per non coprirlo con sentimentalismi e facili moralismi.
Giovanni Battista è uno che prepara la venuta di un altro: è uno che dice agli uomini del suo tempo e a noi uomini del nostro tempo: sai cosa stai cercando? Sai cosa stai cercando anche quando pecchi, anche quando sbagli, anche quando finisci in un burrone, sai cosa stai cercando anche quando scappi dalla realtà ti inventi una vita che è solo apparenza e finzione? Stai cercando la vita, hai sete di vita e come dice l’angelo alle donne che vanno al sepolcro: io so che cercate Gesù il crocifisso. Io lo so, noi a volte non lo sappiamo che cerchiamo lui, il crocifisso che in lui morto e risorto c’è la salvezza dalla morte e dal nulla. “
Il centro culturale San Benedetto invita ad un incontro con i tre candidati, Lunedì 3 Giugno alle ore 21.00, presso il Cinema Teatro Moderno di Castel San Giovanni.
Modera l’incontro la dottoressa Barbara Sartori, giornalista e redattrice de “Il Nuovo Giornale”
La capienza massima della sala 1 (pianoterra) – dove avverrà il confronto – , è pari a 200 persone; superati i 200 posti, renderemo accessibile la sala 2 (piano superiore), proiettando in Live il confronto. In sala 2 limiteremo l’accesso ai 90 posti consentiti dalle norme di sicurezza.
Ad aprire il vocabolario non c’è nemmeno gusto. Ad aprire il cuore le definizioni non si contengono più. Oratorio: luogo che ospita tante infanzie, adolescenze e vite giovani; luogo di soglia e di orizzonte, dove si guarda più in là, dove la comunità cristiana, con i suoi giovani, le sue ragazze, i suoi adulti che li accompagnano come educatori, si spinge un po’ più in là, osa un po’ di più; luogo sicuro del presidio, della tutela e della veglia della fragilità, della difficoltà, dell’incertezza; luogo di consolidamento di relazioni, di prossimità e di condivisione; luogo dove si “òra”, cioè si prega, si ridona spazio alla spiritualità, si scopre l’interiorità, dove si dà a Dio una possibilità o, a volte, si scopre che è Dio a darla a noi; luogo che sa di amicizia, di pizzate, di voglia di stare insieme, di odore di spogliatoio, di improvvisati calcetti e “schiaccia”, di catechesi i sabati e le domeniche mattina; luogo di un vociare di “giovanissimi” e di un sognare di giovani,dell’adultità e dell’anzianità, di vite mature eppur sempre alla ricerca; luogo di don simpatici e ruvidi allo stesso tempo (ci sta!), di suore di ogni velo, statura, accento (ci sta!); luogo di litigate indimenticabili, di anni splendidi, di sale giochida inventare, di Domenica, di cammino di formazione, di “locchisia” irrefrenabile; luogo che siamo innanzitutto noi, che a San Filippo piacerebbe da matti!
“All’oratorio il sacro s’incontra col profano, gli offre una spuma e poi si stringono la mano. Prete, suora, finito l’incontro c’è la pizzata ma non scordate di mettere a posto i palloni, troppo spesso si viene presi dal gioco e si dimentica l’importanza della catechesi” (Oratorium, Elio e le storie tese)