26 Maggio SAN FILIPPO NERI
Ad aprire il vocabolario non c’è nemmeno gusto. Ad aprire il cuore le definizioni non si contengono più.
Oratorio: luogo che ospita tante infanzie, adolescenze e vite giovani;
luogo di soglia e di orizzonte, dove si guarda più in là, dove la comunità cristiana, con i suoi giovani, le sue ragazze, i suoi adulti che li accompagnano come educatori, si spinge un po’ più in là, osa un po’ di più;
luogo sicuro del presidio, della tutela e della veglia della fragilità, della difficoltà, dell’incertezza;
luogo di consolidamento di relazioni, di prossimità e di condivisione;
luogo dove si “òra”, cioè si prega, si ridona spazio alla spiritualità, si scopre l’interiorità, dove si dà a Dio una possibilità o, a volte, si scopre che è Dio a darla a noi;
luogo che sa di amicizia, di pizzate, di voglia di stare insieme, di odore di spogliatoio, di improvvisati calcetti e “schiaccia”, di catechesi i sabati e le domeniche mattina;
luogo di un vociare di “giovanissimi” e di un sognare di giovani,dell’adultità e dell’anzianità, di vite mature eppur sempre alla ricerca;
luogo di don simpatici e ruvidi allo stesso tempo (ci sta!), di suore di ogni velo, statura, accento (ci sta!);
luogo di litigate indimenticabili, di anni splendidi, di sale giochida inventare, di Domenica, di cammino di formazione, di “locchisia” irrefrenabile;
luogo che siamo innanzitutto noi, che a San Filippo piacerebbe da matti!
“All’oratorio il sacro s’incontra col profano, gli offre una spuma e poi si stringono la mano. Prete, suora, finito l’incontro c’è la pizzata ma non scordate di mettere a posto i palloni, troppo spesso si viene presi dal gioco e si dimentica l’importanza della catechesi” (Oratorium, Elio e le storie tese)

